Senigallia:abbattuti gli alberi di un viale,i cittadini si chiedono il perchè

Senigallia-Nella popolosa frazione di Marzocca questa mattina i residenti di via capri si sono visti arrivare mezzi ed uomini che senza alcun preavviso hanno abbattuto una decina di piante non protette  o pregiate,ma che comunque stavano  li stanti da tempo immemore.L’ abbattimento sarebbe stato  deciso dall’agronomo che in collaborazione con il comune avrebbe agito per prevenire  cadute e conseguente pericolo di danni a persone e cose. Rimane il fatto che per abbattere una pianta si impiega pochissimo tempo, per farla ricrescere invece occorrono decenni. In più una bella strada alberata è ora desolatamente spoglia. Gli abitanti, non preventivamente avvisati, sono entrati in agitazione telefonando ai tecnici e agli amministratori comunali. Rimane la speranza che si pensi ad una ripiantumazione, almeno parziale.



2 Comments
  1. Riguardo all’abbattimento di alberi a Marzocca.

    Gli alberi sono di tutti.
    In un paese democratico si rendono i cittadini partecipi della gestione di un
    bene pubblico ambientale che riguarda tutti.

    I cittadini devono essere informati in tempo delle decisioni che si stanno
    prendendo e devono essere fornite spiegazioni plausibili e condivisibili.

    Ma siccome non viviamo in un paese democratico vediamo giornalmente violati i
    nostri diritti di replica e le nostre posizioni. Viviamo nel paese degli
    apalti, degli interessi e dei piccoli poteri assoluti.

    I pioppi di Marzocca erano albero di 70 anni. Ancora sani, che esigevano forse
    un monitoraggio più assiduo piuttosto che il drastico abbattimento.

    Le tecniche meccaniche di valutazione, lasciano in tempo che trovano.
    Certamente alberi di 70 anni non hanno i tronchi perfetti, ma non sono tutti
    da abbattere!

    In un territorio ormai devastato dall’edilizia, dal cemento e
    dall’asfalto, tagliare alberi adulti vuol dire incidere ancora di più
    negativamente sul microclima e la microfauna del luogo. Nonchè sulla qualità
    dell’aria.

    Un albero adulto produce ossigeno e purifica l’aria, un albero adulto in
    un’ora assorbe circa 1,5 Kg. di anidride carbonica e libera circa 1 Kg. di
    ossigeno. Ci vogliono 9 alberi giovani per produrre lo stesso effetto. Se il
    Comune di Senigallia vuole difendere la qualità dell’aria, deve difendere gli
    alberi della città.

    Dovremmo aspettare altri 70 anni prima di avere altri alberi ossigenatori!

    Il destino degli alberi non può essere affidato a ditte e agronomi in cerca di
    lavoro e appalti. I soldi si devono investire per curare gli alberi adulti e
    piantarne di giovani prima della loro fine, non si può sempre pensare di
    abbattere senza considerare l’impatto ambientale che la mancanza di
    polmoni verdi hanno sulla città, la qualità dell’aria e della salute dei
    cittadini.

    Via Capri era un polmone verde, era chiamato “il Vialetto” proprio
    per la presenza di numerosi alberi, che davano molta ombra in estate, e
    conforto con la loro bellezza.

    L’anno scorso per lavori edilizi sono stati tagliati molti pini di 25 anni
    e altri pioppi sani. Mancavano all’appello anche questi ultimi rimasti.

    Chiediamo al Comune di Senigallia maggiore attenzione e rispetto per il verde
    anche antico che rimane, se vogliamo difenderci dai climi torridi che ci
    attendono nei mesi estivi, se vogliamo difendere la salute di tutti e la
    qualità della vita.

    Chiediamo più rispetto anche degli aspetti democratici di condivisione delle
    decisioni ambientali e soprattutto riguardo agli alberi che sono un bene
    collettivo di tutti. Non sono proprietà di agronomi e ditte che hanno bisogno
    di lavoro.

    Chiediamo al Sindaco più attenzione verso gli alberi, esseri viventi preziosi
    per tutti.

    Ogni albero abbattutto è una ferita in più inflitta a questo pianeta che ormai
    abbiamo devastato.
    Se andiamo avanti così, fra 70 anni siamo sicuri di esserci ancora?

    Grazie
    Paola Bozzi

    ****

    Quando un tecnico deve valutare la stabilità di un albero affronta diverse
    fasi.
    Innanzitutto osserva la chioma, i rami, il fusto, il colletto e la zona
    radicale. Man mano che procede nell’analisi visiva, descrive sinteticamente
    quanto vede e soprattutto ricerca quei sintomi che indicano difetti interni.
    Il tecnico ricorre poi agli strumenti. In presenza di segnali premonitori
    procede all’esame mirato ricorrendo a strumenti di misurazione. Oltre alla
    già citata trivella di Pressler e al martello di gomma, oggi esistono
    martelli collegati al computer che misurano la propagazione delle onde nel
    legno e attraverso la lettura dei tracciati possono individuare la presenza
    di difetti. Il resistograph invece introduce nel fusto dei sottili aghi e poi
    fornisce su dischetto o su carta un grafico della situazione interna.
    Viene poi effettuata la misurazione della resistenza meccanica. L’analisi
    strumentale conferma e misura le presunte lesioni, ma possono comunque
    restare dei dubbi. Per dare una risposta a questi dubbi il tecnico dovrà
    valutare se il legno è ancora meccanicamete “buono”. La misura della
    resistenza meccanica del legno si esegue solo nei casi limite perché richiede
    l’impiego della trivella di Pressler, che preleverà una “carotina” del legno
    da valutare per esminarla poi con il frattometro.
    Al termine della verifica il tecnico avrà la grande responsabilità di decidere
    cosa fare.
    Le osservazioni, i dati strumentali, i riferimenti dell’ubicazione e i giudizi
    relativi a ciascuna pianta sono raccolti in schede sintetiche che vengono
    fornite all’interno di una relazione descrittiva del metodo di valutazione e
    della situazione complessiva del patrimonio arboreo esaminato.
    La tecnica più recente e accreditata di valutazione di stabilità delle piate è
    la VTA (Visual Tree Assessment). Essa prevede un controllo visivo e, quando
    necessario, l’esame strumentale approfondito. Al termine dell’ananlisi viene
    attribuita a ciascuna pianta una classe di rischio: nella classe A sono
    comprese le piante sicure, da rivedere dopo 4 o 5 anni; la classe B comprende
    gli alberi conlievi difetti che occorre monitorare a cadenza triennale; la
    classe C riguarda gli esemplari che mostrano sintomi più gravi, anche se non
    sono a rischio immediato di caduta, e che devono essere visionati ogni anno;
    le piante morte o ad elevato rischio di caduta vengono comprese nella classe
    D e devono essere abbattute. Esiste poi una classe intermedia C-D, che indica
    piante a rischio elevato che richiedono drastici interventi risanatori in
    tempi molto brevi.
    http://www.ecoiatros.it/newsletter/stabilita.html

  2. Riguardo all’abbattimento di alberi a Marzocca.

    Gli alberi sono di tutti.
    In un paese democratico si rendono i cittadini partecipi della gestione di un
    bene pubblico ambientale che riguarda tutti.

    I cittadini devono essere informati in tempo delle decisioni che si stanno
    prendendo e devono essere fornite spiegazioni plausibili e condivisibili.

    Ma siccome non viviamo in un paese democratico vediamo giornalmente violati i
    nostri diritti di replica e le nostre posizioni. Viviamo nel paese degli
    appalti, degli interessi e dei piccoli poteri assoluti.

    I pioppi di Marzocca erano albero di 70 anni. Ancora sani, che esigevano forse
    un monitoraggio più assiduo piuttosto che il drastico abbattimento.

    Le tecniche meccaniche di valutazione, lasciano in tempo che trovano.
    Certamente alberi di 70 anni non hanno i tronchi perfetti, ma non sono tutti
    da abbattere!

    In un territorio ormai devastato dall’edilizia, dal cemento e
    dall’asfalto, tagliare alberi adulti vuol dire incidere ancora di più
    negativamente sul microclima e la microfauna del luogo. Nonchè sulla qualità
    dell’aria.

    Un albero adulto produce ossigeno e purifica l’aria, un albero adulto in
    un’ora assorbe circa 1,5 Kg. di anidride carbonica e libera circa 1 Kg. di
    ossigeno. Ci vogliono 9 alberi giovani per produrre lo stesso effetto. Se il
    Comune di Senigallia vuole difendere la qualità dell’aria, deve difendere gli
    alberi della città.

    Dovremmo aspettare altri 70 anni prima di avere altri alberi ossigenatori!

    Il destino degli alberi non può essere affidato a ditte e agronomi in cerca di
    lavoro e appalti. I soldi si devono investire per curare gli alberi adulti e
    piantarne di giovani prima della loro fine, non si può sempre pensare di
    abbattere senza considerare l’impatto ambientale che la mancanza di
    polmoni verdi hanno sulla città, la qualità dell’aria e della salute dei
    cittadini.

    Via Capri era un polmone verde, era chiamato “il Vialetto” proprio
    per la presenza di numerosi alberi, che davano molta ombra in estate, e
    conforto con la loro bellezza.

    L’anno scorso per lavori edilizi sono stati tagliati molti pini di 25 anni
    e altri pioppi sani. Mancavano all’appello anche questi ultimi rimasti.

    Chiediamo al Comune di Senigallia maggiore attenzione e rispetto per il verde
    anche antico che rimane, se vogliamo difenderci dai climi torridi che ci
    attendono nei mesi estivi, se vogliamo difendere la salute di tutti e la
    qualità della vita.

    Chiediamo più rispetto anche degli aspetti democratici di condivisione delle
    decisioni ambientali e soprattutto riguardo agli alberi che sono un bene
    collettivo di tutti. Non sono proprietà di agronomi e ditte che hanno bisogno
    di lavoro.

    Chiediamo al Sindaco più attenzione verso gli alberi, esseri viventi preziosi
    per tutti.

    Ogni albero abbattutto è una ferita in più inflitta a questo pianeta che ormai
    abbiamo devastato.
    Se andiamo avanti così, fra 70 anni siamo sicuri di esserci ancora?

    Grazie
    Paola Bozzi

    ****

    Quando un tecnico deve valutare la stabilità di un albero affronta diverse
    fasi.
    Innanzitutto osserva la chioma, i rami, il fusto, il colletto e la zona
    radicale. Man mano che procede nell’analisi visiva, descrive sinteticamente
    quanto vede e soprattutto ricerca quei sintomi che indicano difetti interni.
    Il tecnico ricorre poi agli strumenti. In presenza di segnali premonitori
    procede all’esame mirato ricorrendo a strumenti di misurazione. Oltre alla
    già citata trivella di Pressler e al martello di gomma, oggi esistono
    martelli collegati al computer che misurano la propagazione delle onde nel
    legno e attraverso la lettura dei tracciati possono individuare la presenza
    di difetti. Il resistograph invece introduce nel fusto dei sottili aghi e poi
    fornisce su dischetto o su carta un grafico della situazione interna.
    Viene poi effettuata la misurazione della resistenza meccanica. L’analisi
    strumentale conferma e misura le presunte lesioni, ma possono comunque
    restare dei dubbi. Per dare una risposta a questi dubbi il tecnico dovrà
    valutare se il legno è ancora meccanicamete “buono”. La misura della
    resistenza meccanica del legno si esegue solo nei casi limite perché richiede
    l’impiego della trivella di Pressler, che preleverà una “carotina” del legno
    da valutare per esminarla poi con il frattometro.
    Al termine della verifica il tecnico avrà la grande responsabilità di decidere
    cosa fare.
    Le osservazioni, i dati strumentali, i riferimenti dell’ubicazione e i giudizi
    relativi a ciascuna pianta sono raccolti in schede sintetiche che vengono
    fornite all’interno di una relazione descrittiva del metodo di valutazione e
    della situazione complessiva del patrimonio arboreo esaminato.
    La tecnica più recente e accreditata di valutazione di stabilità delle piate è
    la VTA (Visual Tree Assessment). Essa prevede un controllo visivo e, quando
    necessario, l’esame strumentale approfondito. Al termine dell’ananlisi viene
    attribuita a ciascuna pianta una classe di rischio: nella classe A sono
    comprese le piante sicure, da rivedere dopo 4 o 5 anni; la classe B comprende
    gli alberi conlievi difetti che occorre monitorare a cadenza triennale; la
    classe C riguarda gli esemplari che mostrano sintomi più gravi, anche se non
    sono a rischio immediato di caduta, e che devono essere visionati ogni anno;
    le piante morte o ad elevato rischio di caduta vengono comprese nella classe
    D e devono essere abbattute. Esiste poi una classe intermedia C-D, che indica
    piante a rischio elevato che richiedono drastici interventi risanatori in
    tempi molto brevi.
    http://www.ecoiatros.it/newsletter/stabilita.html

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